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DIETRO I PRESS, OLTRE IL TICCHETTIO DELLA TASTIERA

Uno slancio, una spinta verso orizzonti sconosciuti, uno scatto di passione, mista a coraggio e dedizione. Questa storia, la mia storia, vuole essere solo un’iniezione di fiducia per quei giovani (e sono tanti) che attendono da sempre di staccare un biglietto per fare ingresso nel mondo del lavoro. La mia storia, quella di una giovane siciliana (oggi ho 36 anni e sono anche mamma) che ha tentato di fare impresa, vuole rappresentare una voce oltre il silenzio assordante della contemporaneità. Prendi la voglia di sciogliere i nodi che incatenano al precariato e intrecciala alle competenze acquisite durante anni di studio in giro per il Belpaese; poi prova a puntare tutti i tuoi risparmi sulla casella che indica lo “start” e tenta (con quella buona dose di fortuna che ci vuole) di vincere la partita del futuro.

Così è iniziata l’avventura di I Press, quel piccolo grande mondo fatto di comunicazione, il contenitore dei sogni più ambiziosi, l’agenzia che racconta le mie sfide e quelle del gruppo di giovanissimi che mi hanno seguita nel vortice dell’impresa. Ero una giornalista che amava il profumo dell’inchiostro e le pagine ingiallite dei giornali; oggi sono un account che fa del marketing il suo vangelo. Ho seguito la strada digitale, quella che fa del messaggio uno strumento virale, per innovare, sperimentare e testare nuovi linguaggi. Dopo una laurea a Roma, un progetto Erasmus a Madrid, un master a Napoli e un altro a Milano, eccomi paracadutata nuovamente sotto il Vulcano, a dirigere il primo quotidiano online (era il 2002) della città: Citypress.
Poi il passaggio al Quotidiano locale – La Sicilia – dopo anni di stage è stato naturale quanto fondamentale per la mia crescita personale e professionale. Il mio ringraziamento va all’allora caporedattore (Giorgio De Cristoforo) che, con la fiducia che un padre ripone verso i figli, mi ha condotta attraverso le strade impervie della cronaca, del giornalismo tra vecchie e nuove logiche, del lavoro di redazione che non conosce orari, feste comandate, domeniche e neanche ferragosti. Lì, tra sfumature di bianco, nero e rosa (sono questi i colori sociali delle news), sono diventata professionista e ho imparato a gestire le mie emozioni, dosando testa&cuore. Dopo anni passati con la penna in mano, lo spazio intorno a me si restringeva sempre di più. Quel foglio bianco si era ormai riempito. Consumato.

Era arrivato il momento di cambiare, di rinnovare, di raccogliere quanto seminato, di scommettere su qualcosa di più grande: la mia creatività, che rischiava di intorpidirsi tra le routine produttive delle notizie. In questa fase della mia vita – ormai più di nove anni fa – subentra un altro uomo (il più importante): un compagno di vita che mi ha spinta da quel trampolino traballante per un tuffo nel mare infinito della comunicazione. Inizia così la navigazione a vista con una barchetta a remi, alla ricerca di un’isola felice. Senza di lui non avrei mai avuto quella buona dose di coraggio (forse anche di incoscienza) che serve per cambiare strada, dirottare, seguire con il fiuto l’odore della passione. Nessun contatto o intersezione con il mio lavoro, soltanto un supporto d’amore che ogni sera mi accompagna nelle scelte, tra criticità e leve, entusiasmo e sconforto, paure e impeti.
Oggi I Press è un universo polivalente su cui ruotano decine di risorse, dove tra Seo semantico e web strategy, press kit e social media business, si “posizionano” le aziende e si raccontano storie, servizi e prodotti d’eccellenza. Oggi I Press è un’agenzia che vuole essere non solo competitiva, ma anche costruttiva e propositiva: basti pensare che lo staff ha seguito un programma di team building e coaching per rinsaldare legami e sviscerare dinamiche. Oggi I Press ha puntato sul territorio, diventando modello di un nuovo modo di comunicare attraverso il verbo del fare, scommettendo tutto sulla responsabilità sociale d’impresa (figlia di questa logica è Laboriusa, la prima piattaforma di crowdfunding del Sud a sostegno di progetti solidali). Dall’antiracket alle malattie genetiche rare (siamo partner Telethon), dallo sport quale strumento di recupero per minori al teatro per disabili, dall’autismo ai progetti di recupero delle periferie, i temi che trattiamo ogni giorno ci nobilitano e ci invogliano a investire su noi stessi. Su questa terra.

Troppo spesso martoriata, depredata, soffocata da logiche meritofobiche (frutto di questo argomento un libro a quattro mani con Elita Schillaci, presidente della Fondazione Sicilian Venture Philantrophy). Uno slancio, una spinta verso orizzonti inesplorati, dove l’etica vuole essere il nostro biglietto da visita. Dove il pantone fucsia si declina in ogni angolo di I Press: dalle pareti della sala riunioni al look dei progetti che si colorano di professionalità e competenza. Questa storia, la mia storia, vuole essere una parentesi di speranza tra i puntini di sospensione che intervallano le parole sviluppo e innovazione.
Assia La Rosa

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